cesana descrizione

“………La postera storia riviver farà.

In Pace t’addormi. Ed abbiti questo

Di vergini rose tributo funesto

Ch ‘un bardo sul tumulo dolente ti da”

Con questi versi si conclude un’ode in ricordo della morte del Vescovo Gherardo De Taccoli da Reggio ( Emilia) alla battaglia di Cesana 20 aprile 1197.

La battaglia di Cesana è il cruento epilogo di una lotta durata quasi vent’anni per il possesso di alcuni castelli e proprietà terriere lungo il corso del fiume Piave verso la fine del XII secolo, e vede contrapposti il Vescovo bellunese Gherardo de Taccoli alla città di Treviso, nella figura del conte Gualperto II da Cavaso. Questo scontro è la conseguenza di un più grande gioco che si stava svolgendo in Europa dopo il concordato di Worms, nel quale erano state sancite delle regole precise in materia di investiture ecclesiastiche e possedimenti terrieri tra i comuni italiani e l’imperatore Federico I.

Nel 1175 muore la Contessa Sofia di Colfosco, figlia di Adelaide e Walfredo di Colfosco, proprietaria per eredità di famiglia del Castello di Zumelle e dei terreni circostanti. La contessa, come la sua famiglia, era sempre stata una sostenitrice del partito Guelfo (i sostenitori del Papa) e più volte si era opposta alle mire espansionistiche in Italia di Federico I “il Barbarossa”.

Il marito di Sofia era Guacellone II della famiglia trevigiana “da Camino “. La contessa lascia per testamento il castello di Zumelle al vescovo di Belluno ed il maniero di Serravalle al vescovo di Ceneda ( l’attuale Vittorio Veneto), creando così l’inizio di una frattura tra la famiglia del marito, i Da Camino ed i due vescovi. Tutt’oggi la contessa Sofia riposa nell‘abbazia di Follina (Tv) unica muta testimone rimasta, assieme al castello di Zumelle (ricostruito più volte), tra gli echi della storia, di questa sanguinosa contesa.

Il marito della contessa, Guacellone II ed il figlio Gabriele si oppongono subito a queste donazioni e dopo alcuni tentativi di imporsi con la forza vengono a patti, l’anno seguente, con il vescovo di Belluno per l’uso a metà della proprietà del castello di Zumelle. Il conte Guacellone ed il figlio Gabriele muoiono prematuramente a breve distanza di tempo ed il comune di Treviso decide di prendere sotto la sua tutela i quattro figli minori di Gabriele da Camino.

Il 30 luglio 1188, nel loro interesse, il comune stipula un contratto di cessione delle loro proprietà nel territorio di Belluno, nella diocesi di Polpet e Lastigo e la metà della proprietà del castello di Zumelle direttamente al comune di Treviso, incurante del fatto che stava commettendo un sopruso sui legittimi proprietari.

Le proteste del vescovo di Belluno, Gherardo de Taccoli da Reggio non valgono a nulla e poco dopo la firma della cessione delle proprietà, le truppe di Treviso prendono possesso delle terre tra Belluno e Feltre facendo alcune centinaia di prigionieri tra i soldati.  Il 19 giugno del 1190 viene registrato l’atto di sottomissione del vescovo di Ceneda ( attuale Vittorio Veneto) al nuovo podestà Ezzelino II ( detto più tardi “Il Monaco”). L’anno seguente Guecello e Gabriele da Camino ( i figli di Gabriele, nipoti di Guecello ) diventano maggiorenni e confermano così la vendita delle loro proprietà al comune di Treviso.

Stanchi di essere sottoposti a vessazioni e soprusi da parte dei Trevigiani, il vescovo Gherardo cerca una mediazione rivolgendosi al Patriarca di Aquileia Gottifredo. In tale concilio viene stabilita la scomunica per chi avesse causato danni a persone o beni della Chiesa, o non avesse restituito i beni alla legittima proprietà della chiesa. Incuranti della scomunica i Trevigiani continuano però a tenere le proprietà della Chiesa. Per cercare di dirimere la disputa vengono coinvolti anche il conte di Gorizia – Tirolo e Carinzia, il delegato del Papa, Matteo Senese ed il nunzio dell‘imperatore Enrico VI, i quali decidono di affidare la questione ad un consiglio superiore formato da rappresentati delle città di Mantova e Verona.

Nel consiglio della città di Mantova viene deciso «che il castello di Zumelle, con tutte le sue ragioni, possesso già dalla contessa Sofia e da Guecello suo marito, e tutto quello che i trevigiani acquistarno dalli figlioli di Gabriele da Camino, fosse de Bellunesi: dovendosi però distruggere il Castello di Zumelle, acciò fosse levata l’occasione della discordia»…ma….«i Tergiani non vollero giurar la sentenza tra loro e il popolo Bellunese»

Il Vescovo con i Bellunesi si vedono così costretti a ricorrere alle armi per far valere i loro diritti e il 6 aprile 1196 viene fatta suonare a Belluno la campana, detta la Trivigiana, che veniva usata per raccogliere il popolo alla guerra.Nel 1196 i Bellunesi e Feltrini mossero alla conquista dei castelli della valle del Piave tenuti in mano dai trevigiani e cioè Mirabello, Landredo, Casteldardo e Zumelle.Il 14 aprile dopo otto giorni di assedio cade il castello di Mirabello, sopra Sedico, pochi giorni dopo è la volta dell’adiacente castello di Landris e dopo aver attraversato il Piave con un assalto notturno viene presa la fortificazione di Casteldardo. A questo punto il Vescovo marcia lungo il corso del Piave arrivando ad occupare anche la chiusa di Quero il 6 maggio. Assicuratosi cosi le spalle, da eventuali attacchi dei Trevigiani, punta infine sul castello di Zumelle, pomo della discordia di tutte queste contese e dopo alcune settimane di assedio, il 24 giugno 1196 ne ottiene la capitolazione.

Il comune di Treviso ovviamente reagisce a questi assalti, mandando una spedizione militare guidata da Gualperto II Da Onigo Capitano Militare di Treviso, ma giunto alla località di Praderadego, verso il passo di Valmarino, i Trevigiani trovano sbarrata la strada perchè il Vescovo li aveva preceduti conquistando una fortificazione che ne sbarrava la strada.

Si concludono cosi, nell’estate del 1196, le varie scaramucce per le contese territoriali. I Trevigiani però, lasciato passare l‘inverno, prendono subito l’iniziativa e valicando il passo di Valmareno, giungono il 20 aprile 1197 nella piana di Cesana, schierandosi con il fiume Piave a protezione delle spalle, decisi ad attendere il Vescovo che non tarda ad arrivare.

Qui forse un primo errore tattico del Vescovo che sembra, una volta giunto sul luogo, non attendere che le truppe si riposino dopo la lunga marcia da Belluno, ma dopo un breve incitamento alle truppe, si scaglia all’ assalto. Gualperto II riesce a ferire e quindi catturare il Vescovo, questa notizia getta subito nel panico le forze bellunesi che si danno alla fuga, ma poco dopo il capitano trevigiano viene ucciso mentre insegue la rotta dell’esercito bellunese, e come nelle migliori saghe medievali, i trevigiani scatenano la loro rabbia sul povero Vescovo che viene barbaramente trucidato come atto di vendetta. L’epilogo di tale scontro fu l’ennesima scomunica del Comune di Treviso da parte del Papa per il feroce assassinio di un Vescovo e la perdita del tanto conteso castello di Zumelle da parte dei bellunesi.

L’epica in memoria del Vescovo

Queste rime le ho trovate navigando sul web. Sono ai piedi di una breve descrizione delle vicende della parrocchia di Belluno, donate al Vescovo di Ceneda, Manfredo GiovanBattista Bellinati da parte della parrocchia di Santa Giustina, non vi è riportato l’anno di pubblicazione ma probabilmente potrebbero esser state scritte verso la meta del 1800, non viene citato nemmeno l’autore, ma come per scritti simili, sempre donati al vescovo da questa parrocchia, l’autore potrebbe essere il parroco don GiovanBattista Zanettini.

I

De patrii Castelli le patrie canzoni

Ritoccami, o musa. Ricorda què buoni

Eroi che la patria col sangue illustrar.

Ritogli all’oblio del patrio Cesana

La flebil Leggenda, la storia lontana

Ch’ancor d’una lagrima fa il ciglio bagnar.

II

E’ aprile: una folla di avverse caterve

Lunghesso l’Anasso già scolpita, e ferve:

Gia s’urta l’un milite coll’altro guerrier.

Il nunzio dell’arme già dato ha la tromba.

Accesa è la zuffa. La valle rimbomba

Di lance che ferono, d’ardenti destrier.

III

E’ un fremore, un batter di prodi. Quà langue

Il nostro soldato riverso nel sangue;

La quel di Tarvisio steso è sul terren.

Dà spaldi del forte la vergine putta

Con ansia affannata s’affaccia alla lutta,

E a tanto di giovani scialaquo misvien.

IV

Chi è quel Condottiero, che giace morente

Sull’aste incrociate d’innumera gente?

Cui freddo dipingesi sul volto il dolor?

Nudata la testa, sull’elsa i cimieri

Deposti, lo accerchiano i pro’ cavalieri,

E il salmo bisbigliano dell’Uomo che muor.

V

Travolti gli sguardi, la cera riversa.

La candida barba di sangue cospersa

Sta, qual chi di vivere più speme non ha.

La lunga alabarda gli è appiè della bara

In fronte le è posta la sacra tiara,

E croce gemmifera sul petto gli sta.

VI

Ei parla. La voce del fievol tapino

Appena è raccolta dall’uom più vicino.

Con tesi gli orecchi stan tutti ad udir.

Io mujo, o fratelli, sul campo di gloria….

Battei per la Patria….Cercai la vittoria….

Tentato ho ribatterre l’ostile inservir…..

VII

Lo dritto sostenni del Tempio divino

Inconti’il sopruso del reo Tarvisino….

I miei propugnacoli tentai riscattar….

Io caddi….La daga del duro Gualberto

Qui sotto di morte, m’ha l’adito aperto….

Qui fè del mio sangue le glebe arrossar….

VIII

Deh! Voi cittadini, cessate dall’ire….

Cessate dagl’odi….dall’armi delire….

All’uom date venia che il petto m’aprì…

Di pace argomento vi sia questa croce…

Vi si aquesto segno…. La fievole voce

Qui in una coll’ultimo singulto morì.

IX

Un freddo silenzio l’esercito preme.

Al feretro intorno chi prega, chi geme;

La croce chi bacia col pianto del cor.
Le voci, le squille dell’ampia coorte

Intuonan concordi la prece del forte;

Invocan la requie sull’uom del Signor.

X

Sul dosso del recano. A suon di strumenti

Lo esequian devoti. Poi flebili e lenti

Inverso la patria rivolgono il piè.

Con gioja insultante dai greppi, dai scogli

Sentia quelle nenie, godea què convogli

Il barbaro milite, che in fuga si diè.

XI

Parata è la tomba. Si chiudono i marmi

Gli arredi si pongono di vescovo e l’armi.

Poi l’ultima laude gli dice un di lor.

Cadesti o Gherardo, battendo per noi,

Cadesti sul campo, gran duca d’eroi,

Supremo de’ popoli pacificator.

XII

Per te di Belluno torrita e sicura

Fu posta la rocca, fu cinta di mura

Sfidanti la rabbia di stranio oppressor.

Per te di Belluno guardata e difesa

Da scisma insolente fu sempre la Chiesa:

La pace fu libera ne’ liberi cor’.

XIII

Cadesti. Ma eterno, ma chiaro, siccome

Fulgente cometa, l’invitto tuo nome

La postera storia riviver farà.

In Pace t’addormi. Ed abbiti questo

Di vergini rose tributo funesto

Ch ‘un bardo sul tumulo dolente ti da.

Bibliografia e riferimenti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Sofia_di_Colfosco

http://www.borgopiave.diocesi.it/vescovidibelluno/vescovi%2041.htm

https://books.google.it/books?id=MhBNAAAAcAAJ&pg=PA129&lpg=PA129&dq=de+taccoli+vescovo&source=bl&ots=STnDni482y&sig=x9u_O6WVodYOYHlf3z8ioArvwNs&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiFuKm5x7XVAhXFuRQKHZLXCzkQ6AEIQjAE#v=onepage&q=de%20taccoli%20vescovo&f=false

della poesia in memoria

https://books.google.it/books?id=V-x2rIV7J1kC&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false

https://books.google.it/books?id=V-x2rIV7J1kC&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false